Il 3 novembre, presso la sede della FIDC di Magenta (MI), avrà inizio il Corso di abilitazione per aspiranti cacciatori di ungulati. Il corso, conforme ai requisiti ISPRA, è svolto in collaborazione con il Servizio Faunistico della Città Metropolitana di Milano. Docenti del corso saranno i componenti dello Studio AlpVet, coadiuvati da alcuni collaboratori, esperti in materie specifiche.

Le lezioni si svolgeranno nelle giornate di martedì e giovedì, dalle ore 20,00 alle ore 23,00 presso l'Oratorio Sacra Famiglia di Magenta, in via Cadorna 12. Il corso terminerà il 17 dicembre. Si prevede di svolgere gli esami nelle giornate del 21 e 22 dicembre.

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 30 ottobre all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., anticipando via mail il modulo di iscrizione e allegando copia della carta di identità. Le iscrizioni chiuderanno al raggiungimento dei 50 iscritti. 
Al fine dell'accesso agli esami, è opportuno consegnare alla prima lezione il modulo di iscrizione compilato, con apposta marca da bollo da 16,00 euro e allegare copia della carta di identità.
La quota di iscrizione è fissata in € 200,00, da versare alla prima lezione alla segreteria della FIDC di Magenta.

Le lezioni si svolgeranno nelle seguenti giornate:

  • Martedì 3 novembre 2015
  • Giovedì 5 novembre 2015
  • Martedì 10 novembre 2015
  • Giovedì 12 novembre 2015
  • Lunedì 16 novembre 2015
  • Martedì 17 novembre 2015
  • Giovedì 19 novembre 2015
  • Martedì 24 novembre 2015
  • Giovedì 26 novembre 2015
  • Lunedì 30 novembre 2015
  • Giovedì 3 dicembre 2015
  • Giovedì 10 dicembre 2015
  • Martedì 15 dicembre 2015
  • Giovedì 17 dicembre 2015

La data dell'uscita pratica, della durata di due giorni, per esigenze logistiche, verrà decisa e pianificata all'inizio del corso.

Qui è possibile scaricare il programma del corso.

Locandina Corso Selezione_Magenta

Locandina_seminario 29 otto 15Nell’ambito del Progetto “Filiera Eco-Alimentare” finanziato da Fondazione Cariplo, Ars.Uni.VCO organizza per giovedì 19 ottobre con il patrocinio della Provincia del VCO, delle Aree Protette dell’Ossola e dell’Associazione Parkè, il secondo incontro sulle tematiche affrontate dal progetto.

La comunicazione riveste oggi sempre più un ruolo preminente nella diffusione di buone pratiche e di progetti.
Saper comunicare nel modo corretto concetti anche delicati costituisce un importante aspetto per la realizzazione del progetto in particolare e per il possibile sviluppo della filiera che si intende costruire. La comunicazione non è semplicemente parlare ma presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio.

Interverranno il Dott. Antonio Longo Dorni, esperto in comunicazione, ed il Dott. Roberto Viganò, responsabile scientifico del progetto.

Il seminario è libero, gratuito e aperto a tutti, e si svolgerà presso il Collegio Rosmini di Domodossola.

 

Locandina UniPadova 28ott2015Mercoledì 28 ottobre, presso l’Ospedale Veterinario dell’Università degli Studi di Padova, nel complesso Agripolis in viale dell’Università 16 a Legnaro (PD), si terrà un seminario nell’ambito dell’iniziativa “Ai confini della Didattica”.

Nella giornata, dal titolo “Il Veterinario e la Fauna selvatica”, la Prof.ssa Giulia De Benedictis, il Dott. Gianmaria Pisani ed il Dott. Roberto Viganò (Studio AlpVet) esporranno le loro esperienze dirette nell’ambito della cattura della fauna selvatica, della gestione delle popolazioni e del ruolo e delle competenze, sempre più complesse e articolate, del veterinario nell’ambito anche dell’attività venatoria e della valorizzazione delle carni di selvaggina.

 

Il 16 ottobre 2015, presso la Regione Emilia Romagna, a Bologna, si terrà la “Giornata di studio e confronto: la lepre, ecologia, patologie e modelli gestionali che ne influenzano l’andamento demografico”.

L’iniziativa, nata a seguito degli stimoli e delle richieste evidenziate nella mailing list della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (S.I.E.F.) si configura come giornata di studio e confronto sullo stato delle popolazioni di lepre europea. Obiettivo principale è riunire diverse competenze per determinare le possibili cause del declino della specie e individuare delle linee di studio e d’intervento basate su dati scientifici e sulla realtà del territorio. Il tutto inserito nello spirito della SIEF, società scientifica che ha sempre promosso un approccio ecologico, multidisciplinare, alla gestione della sanità della fauna selvatica.
La giornata è organizzata con una serie di brevi interventi, seguiti da alcuni minuti per domande, commenti e precisazioni. L’idea è di aprire un dibattito finalizzato a definire quali siano i più importanti aspetti da approfondire attraverso specifici studi in grado di contribuire fattivamente alla conservazione e alla gestione della specie.
Oltre ai soci della S.I.E.F. sono destinatari dell’iniziativa tutti gli operatori coinvolti nella gestione della lepre, con particolare attenzione a chi opera nell’ambito della sanità pubblica e della gestione faunistico-venatoria in Emilia Romagna e in aree limitrofe.
La Regione Emilia Romagna, il cui piano regionale di Monitoraggio della Fauna selvatica include alcune patologie della lepre, ospita e promuove l’evento nell’ambito delle proprio attività istituzionali indirizzate alla sorveglianza delle malattie trasmissibili.

Non è richiesta l’iscrizione all’evento. Scarica il programma dell’evento.
La sede, situata in zona Fiera, è facilmente raggiungibile dalla stazione (autobus 35, 38) ed in auto dall’autostrada (uscita Bologna Fiera).

La giornata si concluderà con l’assemblea dei soci della S.I.E.F. in cui verrà eletto il nuovo consiglio direttivo.

 

In questi giorni si sta passando dalla fase I alla fase II del Progetto Filiera Eco-Alimentare: Progetto di valorizzazione delle carni di selvaggina attraverso il miglioramento della qualità igienico-sanitaria, la creazione di un marchio d’origine e la promozione alimentare locale e turistica nel territorio dell’Alta Val d’Ossola (prov. VB)”.
Il progetto, finanziato da Fondazione Cariplo, è svolto in collaborazione con Ars.Uni.VCO (capofila) e Università di Milano (con i dipartimenti VESPA, DIVET e Gesdimont) e l’Unione dei Comuni dell’Alta Ossola in qualità di partner. Il Dott. Roberto Viganò, dello Studio AlpVet, è responsabile scientifico del progetto.

Nella prima fase il progetto si è concentrato sulla divulgazione della conoscenza attraverso momenti formativi e seminari, oltre che sulla pianificazione della creazione di una filiera economicamente sostenibile e legata al territorio.
Nei mesi di giugno e luglio sono stati formati oltre 100 cacciatori della Provincia di Verbania, in base al Reg. CEE 853 del 2004. Inoltre è stato possibile raccogliere informazioni preliminari circa la possibilità di sviluppo di questa filiera e dei rischi e delle problematiche connesse.
Ne è uscito un lavoro dal titolo "The valorization of local large wild ungulates meat: information about hunting activity and opportunities for a controlled food supply chain" che è stato presentato il 18 settembre nell’ambito del 52° Convegno SIDEA (Società Italiana di Economia Agraria) tenutosi a Viterbo. Tema della conferenza “The Value of Food: Internationalization, Competition and Local Development in Agro-Food Systems”.

SideaIl lavoro, presentato da Anna Gaviglio, Eugenio Demartini, Maria Elena Marescotti, Mattia Bertocchi, Alberto Pirani (VESPA – Università di Milano) e Roberto Viganò (Studio AlpVet), si è incentrato sulla valorizzazione delle carni di ungulati selvatici, fornendo informazioni sulle attività di caccia e sulle opportunità per la creazione di una filiera alimentare controllata.
Nella pubblicazione è emerso come la filiera delle carni di selvaggina presenti caratteristiche interessanti in termini di opportunità di mercato. Tuttavia, ad oggi, l’attività di caccia locale non soddisfa la domanda interna, sia in termini di qualità e quantità di prodotto. Di conseguenza, la domanda è soddisfatta da una quantità rilevante di carni importate soprattutto dalla Polonia, Austria, Ungheria e Slovenia, tra i produttori europei, o in Nuova Zelanda, USA e Australia tra i non UE Paesi. Pertanto, partendo dal presupposto che la carne di selvaggina degli ungulati selvatici rappresenti una risorsa economica che potrebbe rilanciare l’economia locale soprattutto delle aree montane marginali, la ricerca in atto ha valutato il volume della produzione dei distretti di caccia della Val d’Ossola (VCO2 e VCO3).
I risultati hanno dimostrato che l’attività venatoria svolta nel territorio di indagine presenta caratteristiche molto interessanti per il mercato, tuttavia, ad oggi, mancano ancora standard igienico-sanitari e qualitativi richiesti dal commercio. In tal senso è stata svolta l’attività di formazione di cui sopra.
È emerso infatti dai questionari compilati, che la selvaggina cacciata nel territorio sarebbe in grado di soddisfare la richiesta del mercato locale, andando anche a coprire parte del mercato extra-provinciale. Tuttavia, al momento, la maggior parte della carne di ungulati finisce in autoconsumo, o regalata ad amici/parenti. Inoltre molte porzioni dalle caratteristiche culinarie di pregio (lingua, fegato, trippa, …) vengono scartate o gettate.
Tutti gli intervistati possedevano le competenze di base richieste per lo svolgimento della caccia di selezione, ma solo pochi di loro hanno partecipato volontariamente a sessioni di formazione specifica sulla gestione delle carni di selvaggina e/o inerenti gli aspetti sanitari. Frequenza PoligonoÈ emerso inoltre un problema legato al benessere animale: il progetto sta infatti promuovendo l’aspetto etico della caccia ed il rispetto completo del benessere animale. Tuttavia dai questionari è risultato che il 20% dei cacciatori non è iscritto ad alcuno tiro a segno, e solo il 25% si allena costantemente (oltre le 10 volte) al poligono. Ciò comporta un aumento del tasso di ferimento degli ungulati, aspetto inaccettabile sia dal punto di vista etico che di valorizzazione del prodotto selvaggina.

Analizzando la tipologia di consumo delle carni di ungulato, emerge che la maggior parte dei cacciatori predilige stufati, brasati e spezzatini, con lunghe cotture. Tale aspetto indica una scarsa conoscenza della qualità del prodotto derivante dalla selvaggina. infatti il consumo di carpacci e tartare è limitato a meno del 20% di coloro i quali hanno compilato il questionario.
Proprio alla luce di questi risultati il progetto ha investito nella formazione teorica e pratica di oltre 100 cacciatori, e nella promozione di attività volte a valorizzare queste produzioni locali e sostenibili. Partendo da questi dati si andrà ad agire sulle problematiche emerse, al fine di migliorare le pratiche di gestione e sviluppare una filiera strutturata e legata al territorio.

 

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